giovedì 5 dicembre 2019

Il nero, il lento, il veloce (libro di Marco Marangoni)

L’ordinaria vita scolastica di un Liceo di provincia viene sconvolta da un video hard diffuso in Rete, in cui compaiono due studenti della scuola. Chi ha postato il video viene subito scoperto, tuttavia i motivi del gesto restano avvolti in una nebbia di silenzio e sembrano non interessare agli insegnanti. Soltanto l’ormai anziano professor Cortesi vorrebbe capire, andare oltre la cortina invisibile che separa la cattedra dai banchi, gli adulti dai ragazzi. Nel corso delle sue indagini non solo porterà alla luce una verità inquietante, ma anche una parte di sé, oscura e incontrollabile, che risale alla sua adolescenza, tutta racchiusa in un vecchio libro d’orrore: La camera di sangue di Angela Carter.
Marco Marangoni (Facebook)
Libro in vendita QUI



lunedì 11 novembre 2019

Matteo Cavezzali a Imola il 19 novembre

A breve comincia la 4° EDIZIONE della RASSEGNA LETTERARIA “LE FORME DEL NARRARE”, curata dalla associazione “Ippogrifo. Vivere la scrittura”: 
Il primo appuntamento è martedì 19 novembre alle ore 20.30 in Biblioteca Comunale a Imola
Parleremo di letteratura, storia, migrazione, con il romanzo di Matteo Cavezzali “Nero d’inferno” (ed. Mondadori), recensito da Andrea Pagani QUI.. Sarà presente l’autore in un un dialogo con lo scrittore Andrea Pagani
La rassegna letteraria "Le forme del narrare", giunta alla sua quarta edizione, organizzata dall'associazione "Ippogrifo. Vivere la scrittura", in collaborazione con la Biblioteca Comunale di Imola e ideata da Andrea Pagani, si propone di presentare un caleidoscopio variegato dei vari aspetti della scrittura: non solo la scrittura più tradizionale (romanzo, poesia, racconto), ma anche scrittura per il cinema, il fumetto, la musica. L'incontro con diversi autori, a livello nazionale, viene infatti proposto in chiave di laboratorio aperto e dinamico, in cui lo scrittore si confronta in modo dialettico col pubblico sulle tecniche utilizzate nei vari ambiti artistici. Gli incontri, che si tengono in biblioteca alle 20.30 di martedì, proseguiranno con il noto giallista Loriano Machiavelli nel mese di febbraio 2020, e poi con altri autori fino al mese di Maggio 2020.





mercoledì 16 ottobre 2019

I segreti della suspence, dai classici alle serie tv

Le forme del narrare rispondono a strategie e giochi uniformi, immortali, ripetute nei secoli. La narratologia classica, da Omero a Shakespeare, dai classici del Novecento alle contemporanee serie tv, ha definito alcuni trucchi della suspance e del colpo di scena, che si sono replicate nel tempo e che si adattano, di volta in volta, a vari generi narrativi, pur mantenendo inalterate le loro strutture. 
Il corso, che si propone di “raccontare”, in modo affabulatorio e professionale, gli schemi della narratologia, dalle origini al nostro tempo, è strutturato in tre momenti: 

1) illustrazione dei canoni narratologici tradizionali;

2) commento di tali canoni nei classici della letteratura; 

3) analisi di tali canoni nelle serie tv.

Il corso è tenuto da tre docenti di letteratura e autorevoli saggisti che dimostreranno come da Omero ai giorni nostri i segreti della suspance si ripetano in modo pressoché uniforme. 

ARTICOLAZIONE DEL CORSO E SINTESI DEGLI ARGOMENTI 

Percorsi della narrazione: Dai classici a Games of Thrones da Beccaria, Machiavelli, Manzoni alle serie con- temporanee, 1a parte 
Percorsi della narrazione: Dai classici a Games of Thrones da Beccaria, Machiavelli, Manzoni alle serie con- temporanee, 2a parte 
La dimensione storica dei romanzi. Finire della storia/Incombenza delle storie La struttura dei romanzi. Finire della trama/Onnipresenza delle trame. La crisi dell’io. Identità in conflitto da Kafka, Pirandello a Thompson, Woolrich, Block, alle serie tv 
La città dalle mille voci. Luoghi reali e simbolici da Joyce, Schnitzler a Kubrick, Auster 

Numero delle lezioni: 6. 

Docenza: prof. Gian Mario Anselmi (già docente di Letteratura, Università di Bologna), prof. Marco Marangoni, (Liceo Scientifico di Imola), prof. Andrea Pagani (docente di Letteratura Italiana e Storia, saggista)
Quota di partecipazione IVA compresa: soci di U.A. € 70,00; non soci € 80,00.
Periodo di svolgimento: febbraio-marzo 2020.
Sede del corso: centro storico. Giornata e orario: martedì ore 18.00- 19.45

Università Aperta web site QUI

martedì 15 ottobre 2019

Che cosa significa fare vera poesia (di Sergio Scisciot)

E’ bello, soddisfacente, legittimo stendere sulla carta bianca che attende docile i sensi del proprio cuore emozionale. Dirlo!
Spesso, tuttavia, si formula un discorso in prosa che dovrebbe apparire poesia perché la frase è tagliata e resta quel tale tratto bianco a destra della pagina…
Spesso ciò che si è scritto è una semplice pagina di diario, una notazione come tante, c’è un forte sentimento, una breve preghiera rivolta a Dio o alla Vergine: non è poesia.
Il “poeta” si è soffermato su di un caso particolare, su una situazione, su una bella cosa che ha visto e ha voluto dirla così come l’ha sentita,calda calda, sensibilmente precisa (sin troppo!) ed è rimasta una situazione particolare che non dice altro al di fuori di essere descritta.
Perciò mai rimanere al bozzetto (cosa molto difficile a realizzarsi nel modo migliore) mai usare parole tecniche, specifiche, mai dire di fatti di cronaca vicina, mai parlare di cose vicinissime alla vita di tutti i giorni; il lontano, il remoto, l’ombroso, l’incerto, diceva Leopardi, fanno già molta poesia.
Bisogna oltrepassare la situazione da cui si parte e farle dire tante altre cose. E non con parole alate ed eccezionali, ma il più possibile semplici e pur capaci di suggerire al lettore una marea di sensazioni ed emozioni che egli si aspettava. Scatenare nel lettore, oltre il testo, un suo ipertesto. Tanto da fargli esclamare: “Ma come ha fatto a dirlo!”
Pensa alla poesia “Pianefforte ‘e notte” . Semplicità. Eppure il fascino è in certe parole: “notte”, “luntanamente”, o “na musica se sente” – ma quale? è l’indeterminato che affascina – “suspirà”: tocco magico: non è la musica che sospira ma è l’animo solitario dell’autore che vorrebbe sentire cantare una “bella voce” per sollevare il suo cuore. Ma “sulitario e lento more ‘o mutivo antico”: fascino delle cose lontane, oh quanti ricordi! Il poeta non lo dice, ma lo scatena nei cuori dei suoi lettori.
E tutto si fa più scuro nell’ oscurità di un cuore solitario, di una notte stellata.
Il poeta ha parlato tanto di sé parlando di un motivo che viene da lontano; ha confessato le nostalgie e i segreti oscuri della sua vita e noi siamo con lui.
O meglio viviamo la nostalgia pungente di lontananze sfumate, viviamo l’angoscia che ognuno prova di fronte a cose tropo belle. Ecco l’effetto della poesia che ha superato tutti i motivi descrittivi.
Eliminando quello che è un particolare banale (che a te sembra chissà che) cominci ad essere lirico quando cerchi d’inserire quel dettaglio nel mondo intero di cui fa parte, nell’universo di tutto ciò che gli è vicino, analogo, somigliante, carico di echi.
E perciò devi dare a quella tal cosa che stai scrivendo un privilegio di suggerimenti e di allusioni che la sola notazione sensibile non può dare. Allora potrai cercare parole che parlano di più di quello che dicono, se sono inserite in un contesto libero ed emotivo e ti avvicini al linguaggio lirico che sa dire ciò che la prosa non sa fare perché non è emotiva, è “prosastica”, riferisce soltanto. E tu, poeta, leggi molto dei veri poeti, impara, osserva e lima, correggi, riscrivi, ma sappi che, dietro la vera e forte poesia, c’è e ci deve essere tanta cultura che sostanzia e sostiene, ma che alla fine non compare. Quindi fuggi il particolare che rimane tale, la nota, la curiosità che vorrebbe colpire. Cerca di capire che un dettaglio è il segno di tante cose e si ricollega a tante altre dell’intero universo.
Dì cose semplici, ma dì tutto l’impossibile, quello che proprio alla poesia è permesso di dire e alla prosa no.
Rifuggi dai bozzetti sulle vecchie situazioni napoletane, sociali e familiari, perché mai fanno sorridere. Evita le manierizzazioni trite della mentalità napoletanesca. Sono cose vecchie e umili: non fanno poesia.
Sergio Scisciot
Sergio Scisciot
NOTA BIOGRAFIA DI SERGIO SCISCIOT
Sergio Scisciot, napoletano di nascita, ha realizzato la sua vocazione di pensatore servendo la scuola e lo stato per quarant'anni, in qualità di insegnante di Storia e Filosofia presso il Liceo Classico "Sannazzaro" di Napoli.
Traversando la sua esperienza umana, nonché logico-critica, sul versante della poesia ha dato vita e pubblicato pregevoli e premiate raccolte, come "A metà del guado" (Ferraro editore), "Parete nord" (Loffredo editore) e "A quattro mani" (De Frede editore), passando poi a temi di vasto respiro cosmico-religioso in "Sinfonia della luce" e "Luce dalla notte" (entrambi edite da De Frede). Tempra positiva e fortemente cristiana ha rivisitato i temi della filosofia metafisica greca nell'originale saggio "Un Napoletano parmenideo" (Loffredo editore), coniugando la loquace salacità mediterranea col mondo classico. E' anche autore di testi di narrativa, in cui unisce una estrema eleganza formale alla sua profonda passione per la montagna e i temi etico-esistenziali, che si riconducono alla corrente della "ecologia del profondo". Si ricorda in particolare "Atmosfere" (Loffredo editore), "In Dolomiti un'estate" (De Frede editore) e "Metafore" (grauseditore).
Fonte articolo QUI



lunedì 7 ottobre 2019

Conferenza Lucio Caracciolo a Imola

Università Aperta Imola è lieta di presentare una Conferenza con  Lucio Caracciolo mercoledì 9 ottobre 2019 h 20:45 presso la Sala grande al Circolo Sersanti in Piazza Matteotti 8 a Imola dal titolo:
Lo scontro USA-CINA e la crisi di Hong Kong
Fonte evento: QUI



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